Le mie storie: a caccia di Misteri! Le chiavi di Platone...


Quando si parla di misteri…

Buon giorno amici lettori, oggi vi parlerò di un altro autore che è riuscito a stuzzicare il mio interesse solo col titolo del suo romanzo: Le chiavi di Platone.

Ho pensato a quale artista avrei potuto associare a questo libro e così ho acceso il mio iPod e ho messo una traccia molto familiare… Max di Paolo Conte, poi non so perché ma ho proseguito con Charlie Parker, quindi se volete una colonna sonora per un libro io vi dico cosa ascolto quando leggo.

Amo la musica insieme alla lettura, e poi adoro scrivere sempre con un sottofondo, sarà che studiavo così… mi sento appagata quando posso associare le cose.

Ma voglio raccontarvi una storia, mi ero fatta l’idea di un giallo ambientato ai tempi del famoso filosofo e invece…

Quando ho iniziato il libro sono stata catapultata ad un periodo particolarmente piacevole della mia vita: gli anni dell’università.

Infatti la tematica di apertura del libro è la storia di un clochard; scrissi una tesina per un esame di sociologia e devo dire che leggere le emozioni e i pensieri del protagonista mi hanno fatto riflettere molto e soprattutto ripensare a un ragazzo che avevo conosciuto e intervistato un freddo giorno d’inverno ai giardini di Porta Venezia. La sua era una storia tristissima, di quelle che sembrano uscite da un film, invece, purtroppo la realtà quasi sempre supera la fantasia.

Ma non dovete pensare che questo racconto sia la storia triste di un senza tetto, no, è tutt’altra cosa… ma cominciamo a parlare dell’autore.

Marco Tempestini è nato a Pistoia, anzi esattamente a Casenuove di Masiano ed era talmente ansioso di venire al mondo che è nato in casa... Non fecero in tempo ad accompagnare la sua mamma in ospedale.

Si è laureato in Filosofia Antica con Francesco Adorno, una tesi su Apuleio interprete di Platone. Lui ha studiato a Firenze, e durante gli studi ha sempre vissuto a casa dei suoi genitori a Pistoia, sono due città vicine quindi era semplice. E forse è per questo che è rimasto radicato alla sua terra.

Anche se ammette lui stesso che ha sempre amato molto viaggiare e scoprire posti nuovi, infatti mi racconta che: “Dopo l'Università, ho insegnato Italiano per stranieri in alcune scuole private e poi a Madrid, mi sono occupato di musei e ho fondato una cooperativa che si occupava di gestione museale ed educazione ambientale.”

Domando sempre agli autori che tipo di vita abbiano condotto perché è sempre interessante conoscere alcuni particolari delle persone, e come ho detto molte volte: viaggiare apre la mente e ci porta ad essere più aperti con gli altri.

Marco ha vissuto un anno a Madrid, in Spagna. Insegnava lingua italiana presso l’Istituto Italiano di Cultura Superiore dell’Ambasciata italiana. E proprio in questa città ha conosciuto sua moglie, è stato per caso (o forse no?) al Museo del Prado rimase folgorato da questa splendida ragazza svedese.

Anche se tornato in Italia ha fatto una scelta diversa:

“Sono entrato nell'Ente pubblico dove tutt'ora lavoro e ho seguito per alcuni anni i progetti Europei in ambito culturale, poi l'organizzazione eventi, la gestione museale e il coordinamento della rete museale.

Da alcuni anni, con la riforma degli enti pubblici, le risorse e le competenze culturali sono andate scemando e mi sono spostato a lavorare nell'Ufficio legale, cambiando completamente prospettiva e “rinnovando” la mia vita.”

Quali erano i tuoi hobby da ragazzo?

“Da ragazzo mi piaceva fare tutti gli sport possibili, a parte lo sci: calcio, pallavolo, tennis, ping-pong…

Mi piaceva molto anche giocare a carte (questa passione mi è rimasta e ancora m'incontro con i vecchi amici per giocare a scopa, briscola tressette e quadrigliati).

Mi è sempre piaciuto anche organizzare eventi: sportivi, culturali e musicali.

Ho sempre amato viaggiare e lo amo tuttora.”

Parlami dei tuoi hobby adesso.

“Tempo a disposizione permettendo, come ho già detto sopra, amo molto giocare a carte e ovviamente leggere e scrivere, camminare e viaggiare. Amo dedicarmi alla mia famiglia.”

Ho capito che sei anche un appassionato di musica, suoni uno strumento?

“Sono appassionato di musica, soprattutto jazz (ho organizzato in tempi in cui non era ancora così conosciuto concerti di Paolo Fresu e anche di Furio Di Castri e Franco d'Andrea), ma non suono alcuno strumento, anzi sono proprio negato.

Ho avuto poi la fortuna di conoscere e partecipare all'organizzazione di un evento (nell'anno di Pistoia capitale della cultura) con il maestro Franco Petracchi, pistoiese d'origine, e uno dei più grandi contrabbassisti classici della storia della musica”.

Quando nasce l’amore per la scrittura?

“Come molti ho iniziato a scrivere le prime poesie in età adolescenziale, per poi proseguire con più impegno durante gli anni di Università, quando ho iniziato anche a scrivere racconti (sia per grandi che per ragazzi).”

Qual è il tuo genere di letture?

“I generi sono vari, ma sono molto selettivo. Nella lettura (come in molte altre cose) prediligo la qualità alla quantità. Oltre alla filosofia, amo la letteratura, soprattutto i classici, i romanzi di mistero, gli autori italiani pieni di ironia (Flaiano, Stefano Benni) e la poesia”.

Cosa stai leggendo adesso?

“Ho diversi libri sul comodino, alcuni di loro mi serviranno per approfondire argomenti del prossimo libro (e quindi non li rivelo). Gli altri sono Orlando di Virginia Wolf, I racconti di Irwin Shaw, Tempi come questi di Leonardo Nesti e Never Never di Diego Cabras.”

In questo romanzo ci sono tratti autobiografici?

“Non amo troppo scrivere della mia vita privata. Ne “Le chiavi di Platone” appaio due o tre volte e solo in alcuni piccoli episodi, e in questi episodi sono un bambino.

Anche i personaggi sono frutto della mia fantasia, anche se alcuni di loro presentano caratteristiche umane e fisiche di persone esistenti o che sono esistite. Dentro il libro ci sono incontri con artisti realmente esistiti, di cui uno soltanto ho la fortuna di conoscere... I dialoghi con loro ovviamente sono completamente inventati. Sotto altra veste c'è pure un amico fraterno scomparso alcuni fa che ho voluto ricordare. La scelta del 1°Dicembre come prima presentazione del libro è caduta appositamente nel giorno del suo compleanno.

Insomma all’invenzione del racconto aggiungo ogni tanto qualcosa di vero e così faccio con le ambientazioni. In alcuni dei luoghi descritti per esempio non ci sono mai stato.”

Come nasce Le chiavi di Platone?

“Nel 2005 mi sono rotto tibia e perone e sono stato bloccato per alcuni mesi. Ho iniziato a scrivere il romanzo senza sapere dove sarei arrivato e ho buttato giù 30-40 pagine con l’intenzione di proseguire non appena ne avessi avuto il tempo. Nel corso degli anni, ogni tanto lo riprendevo in mano, ma non sono mai riuscito a trovare la spinta e il momento buono per concluderlo.

Poi nel 2017, appena dodici anni dopo, ho letto su Facebook di Bookabook e mi sono deciso a spedire alla casa editrice quelle 30-40 pagine, aggiungendo una bozza di trama complessiva.

Avuta la prima approvazione da parte di Bookabook, mi sono buttato a capofitto sul testo e l’ho terminato in alcuni mesi, cambiando, strada facendo sia trama che titolo. Poi eccomi qui!”

Sei un appassionato di enigmi?

“Come dicevo prima mi piacciono i misteri e ovviamente anche gli enigmi linguistici.

Amo molto i giochi di parole ironici e canzonatori, che abbiano però un retrogusto amaro o che facciano riflettere.”

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Il primo è arrivare a scrivere così bene che alla fine di un romanzo o di qualsiasi altro scritto, mi senta davvero convinto delle mie qualità.

Il secondo è quello di aprire una libreria un po’ magica con i libri che scorrono su rulli di catene di montaggio, distributori di libri anziché di bibite e merendine, ecc. (non vorrei che mi rubassero le idee…)”

Cosa vorresti fare da grande?

“Sono già grande, vorrei ritornare bambino, già un po’ mi sento!”

Stai scrivendo qualcosa?

“Sì. Una sorta di completamento o proseguimento di “Le chiavi di Platone”. Ho già la trama in testa e anche il titolo, mi manca solo il tempo.”

Trama

1963, Roma, Lungotevere. Un barbone, chiamato Platone, viene trovato ucciso. L’amico di avventure, Edoardo detto Sigaro, decide di indagare sull’omicidio. Platone gli ha lasciato in eredità due chiavi e una specie di indovinello che dovrebbe svelare segreti indicibili e il perché della sua morte. Durante le ricerche, l’uomo si troverà dinnanzi a misteri e personaggi bizzarri, avrà l’occasione di vivere la freschezza di un nuovo amore e conoscerà strani compagni di avventura, in un viaggio esistenziale che è insieme ricerca della verità e bisogno di redenzione.

Il mio pensiero

Anche questo romanzo è edito Bookabook ottobre 2018.

È uno di quelli che leggi velocemente, 183 pagine. È scorrevole e piacevole, e molto fluido, a mio avviso è scritto molto bene, si capisce che l’autore ha compiuto studi classici.

La storia è semplice, ed è un giallo che possono leggere tutti perché non ci sono scene di violenza. Io ad esempio faccio fatica a leggere i thriller, sono parecchio suggestionabile, invece ho sempre avuto una passione per i gialli, poi se c’è da risolvere un mistero tanto meglio. Mi sento protagonista della storia perché cerco di indovinare i passi successivi.

La cosa che mi è piaciuta molto è la trama. È ambientato nel passato, gli anni ‘60, per la precisione il 1963, è stato strano vivere quella realtà, io non ero ancora nata, ma in molti mi hanno parlato di quegli anni in modo davvero entusiasta, non esisteva niente di quello che abbiamo oggi. Niente cellulari, no social, niente degli stimoli a cui ormai siamo assuefatti. La tv era arrivata da poco, ufficialmente la programmazione iniziò il 3 gennaio 1953, era ancora in bianco e nero e questa è stata un po’ la mia visione della storia. Mi immaginavo tutto così come un vecchio film degli anni ‘60 con Gregory Peck o Paul Newman.

Ho quindi sviluppato subito una simpatia per il protagonista.

È una storia fuori dal tempo, perché il protagonista vive una realtà difficile, dai tratti surreali ma anche molto lucida.

All’interno della storia ci sono molte poesie che danno quel tocco in più per gli appassionati del genere.

Uno degli aspetti secondo me molto importanti in questo libro è l’amicizia. Se ne parla come se fossero più storie intrecciate insieme, perché quando si fanno “vivere” dei personaggi è importante anche parlare del loro passato, la base di quello che sono oggi. E sono sicura che questi protagonisti sapranno stupirvi.

E poi si parla anche dell’amore, una tematica sempre importante per qualsiasi genere di romanzo, e come sapete a me piace sempre parlare di amore.

Vi auguro una buona lettura e a Marco faccio un super in bocca al lupo per quello che seguirà…

Ciascuno di noi è artefice della propria avventura!!!

Buona giornata

Aurora Redville

Schiacciato da una miriade di rami spezzati

Dalla forza del vento e della pioggia,

un corpo, col volto sfigurato, cerca conforto

nel profondo della terra, per dare pace

alla sua anima macchiata dal sangue

di delitti mostruosi.

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In principio era il verbo. No, in principio era il sesso.
(Antonio Gramsci)