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In principio era il verbo. No, in principio era il sesso.
(Antonio Gramsci)

L'effetto Grant sabato mattina al museo

May 26, 2018

 

Buon giorno,
eccovi un altro brano tratto da L'effetto Grant, per coloro che ancora non hanno iniziato a leggere l'e-book. 
Sabato mattina
Dà l’impressione di voler passare inosservato, ma con me è impossibile, riconoscerei quei lineamenti marcati ovunque... quando si volta e mi sorride non ci sono più dubbi: ho accanto a me un sex symbol, uno degli uomini più belli del mondo, nonché il mio attore preferito! È lui, Daniel Grant!
Non posso crederci... ho appena visto al cinema il suo ultimo film e ho fantasticato su di lui per una settimana. Per un attimo penso di chiedergli l’autografo, ma no... che figura da scema.
Ecco, diciamo che ho un mio tipo fisico: se entro in una stanza, mi guardo intorno e vedo un bel moretto con occhio nocciola dal fare intellettuale e un biondo con mascella squadrata e occhi cerulei, con un corpo scolpito... ovviamente non ho che una scelta, il biondo.
Come adesso, solo lui ha attratto la mia attenzione.

È sempre stato così, quando ero bambina e guardavo Starsky and Hutch e i Chips con mia sorella, ovviamente io sceglievo sempre il biondo, Hutch e John Baker, come pseudo fidanzato da pellicola, vuoi mettere? Mia sorella si cuccava sempre il moro, il tipo latino. L’unica eccezione nel mio immaginario è stata la cotta che dura tuttora per Tom Selleck, il moro baffuto di Magnum P.I., ma lui è legato al ricordo del mio zietto adorato che non c’è più, la somiglianza è notevole. Ma se vogliamo esempi più recenti, non posso che pensare a Ian, il favoloso svedese che ho conosciuto quest’estate, biondissimo occhi azzurri e fisico da paura. Magari il prossimo viaggio potrei farlo a Stoccolma e così potrei andare a trovarlo... ma Aurora, smettila di divagare, torniamo all’uomo fantastico seduto qui accanto.
Cosa posso fare? Mi affretto a pensare perché un’occasione così non mi ricapita più, e mi ricordo di deglutire, visto che ho trattenuto il fiato finora e probabilmente avevo anche la bocca aperta, stile “Mi è caduta la mascella”.
Mi godo il mio attimo di estasi e poi dico in un sibilo: «Buongiorno» volutamente in italiano, così che possa apprezzare la mia spontaneità.
«Hello» mi risponde lui con un accento inglese perfetto, e mi sorride. Poi si gira a guardare di nuovo verso l’ingresso.
Non pensavo che un semplice sorriso potesse sciogliermi in questo modo, dopo tutto quello che ho passato in quest’ultimo periodo, ma del resto è lui! Penso a qualcosa da chiedergli per agganciarlo perché non posso lasciarmi scappare questo uomo! «That’s beautiful» dico guardando verso l’alto il tetto di vetro e acciaio sopra di noi.
Lui annuisce gentile con un timido sorriso, è un momento epico, ho il cuore in gola e sono talmente emozionata che non riesco a pensare...

Restiamo così seduti per un po’, potrebbero essere passati dei minuti o solo dei secondi ma io questo non lo so, sono sopraffatta dalla sua presenza, mi riprendo un attimo perché so che non possiamo stare qui seduti in eterno, e così gli dico che è una fortuna che ci sia così poca gente in visita, e mi risponde con tono educato e calmo: «It’s true, today is a strange Saturday».
È vero, oggi è uno strano sabato. Tra me penso che è proprio così.
Poi gli domando se è andato a vedere la mostra sulle spade giapponesi perché deve essere bellissima e io sono venuta apposta per quella, ma risponde di no perché il museo ha aperto da pochi minuti. Sono proprio una fessa, a questo punto non so più che dire e mi arrendo alla triste realtà, lui è lì per visitare il museo o semplicemente per godersi un po’ di pace, ma penso anche che è probabile che stia aspettando qualcuno o qualcuna. Per non subire l’umiliazione di vederlo andare via con una super model o attrice alta un metro e ottanta, bionda e bellissima, mi rassegno e decido di andare per la mia strada, oltretutto può essere che l’ho disturbato e così mi alzo, lo guardo negli occhi e gli dico dolcemente: «It was a real pleasure, I’m sorry if I disturbed you. I wish you have a nice day». È stato un vero piacere e scusami se ti ho disturbato. Ti auguro una buona giornata. Lui mi osserva attentamente e noto che ha una strana espressione che per me è indecifrabile, poi mi liquida con: «Goodluck». Con una sensazione di sconfitta e perdita al tempo stesso non mi resta che andare via.
Mi avvio verso la grande e maestosa scala bianca, in realtà ancora non so dove porti ma tanto devo visitare tutto il museo, quindi dovrò pur iniziare da qualche parte. Leggo il cartello Reading Room e salgo gli scalini uno dopo l’altro,
allontanandomi sempre di più. Sento però i suoi occhi su di me, così, fingendo di aver dimenticato qualcosa, mi volto e lui è lì che mi fissa. Ecco, avevo ragione.
Ma che sta pensando? Lo so che non sono una super model, ma si può anche condividere del tempo con delle persone gradevoli conosciute per caso! Abbozzo un sorriso e continuo a salire le scale fino alla fine della rampa cercando di non inciampare. Questa scala porta a un piano che in realtà fa una sorta di anello che si ricongiunge con un’altra rampa di scale gemella che torna all’ingresso, così mi affaccio e con nonchalance guardo nella direzione che mi interessa, ma mentre il Leone è sempre lì... purtroppo lui è sparito.
Non c’è più, sarà andato via, in un attimo è uscito dalla mia vita.
Che peccato, un incontro casuale di questo calibro che finisce in pochi minuti… il mio uomo ideale sedeva accanto a me e io non ho neanche saputo rimorchiarlo! Però anche lui se l’è tirata un po’, come si dice a Milano.
Che emozioni contrastanti! La mia giornata a Londra è iniziata proprio bene… chissà quando dirò a Martin e Pier che ho visto Daniel Grant! Sbaveranno tutti, ma soprattutto non ci vorranno credere.
La vita a volte ti riserva strane sorprese, ma anche delle delusioni... io comunque sono eccitata per la prima avventura del mattino e mi dirigo lentamente giù per le scale guardando con un po’ di rimpianto la panca sulla quale qualche minuto prima mi trovavo con quel super boy, e che ora è occupata da una coppia di signori anziani.
Un pensiero mi attraversa come un lampo, chissà se quando sarò anziana verrò qui con mio marito… questo romantic thought mi fa sorridere per un istante e, continuando a camminare, leggo le indicazioni e mi dirigo distrattamente
verso la mostra che mi interessa con la testa altrove.
È proprio camminando che si sogna a occhi aperti, e io lo faccio di continuo. In questo momento fantastico di girarmi e trovarlo alle mie spalle che mi viene incontro sorridendo, proprio come nei film d’amore, o come facevano Raimondo Vianello e Sandra Mondaini che si correvano incontro per poi scansarsi all’ultimo momento. Ecco, questa parte preferisco ignorarla, del resto loro erano dei comici, ma quando sogno, sogno in grande. Così, un po’ incerta e un po’ speranzosa, mi volto indietro… ma ahimè solo un gruppo di ragazzi che si dirige nella mia stessa direzione.
Continuo a camminare, fingendo che questa mattina non sia accaduto niente di rilevante, anche se il mio cuore è ancora denso di emozioni, e così cerco di fare un semplice esercizio: liberare la mente, e godermi la mostra in santa pace.
Entro nella sala della prima installazione, e vengo subito rapita dai colori e dagli arazzi giapponesi, è una mostra che parte dall’Ukiyo-e fino ai primi del Novecento, ampie sale ricche di manufatti dell’età imperiale e pergamene, porcellane, copriletti e Kimono meravigliosi.
Intorno a me è pieno di oggetti che mi affascinano e che normalmente è così difficile ammirare, così mi perdo e mi ritrovo in un mondo molto diverso dal nostro, la loro cultura millenaria e le loro tradizioni… oh, è davvero miracoloso! Quando sono completamente immersa nella mostra, arrivo alla sala delle spade dei Samurai, che spettacolo! Resto a bocca aperta, di nuovo, e mi rendo conto che fino a quel momento non ho più pensato a Daniel.
Però mi sento strana, è come se qualcuno mi seguisse. Sento uno sfarfallìo nello stomaco, è una sensazione inspiegabile e io mi nutro delle sensazioni, ma a differenza della negatività che svariate volte ho provato a Milano, qui mi sen22
to serena… mi sento elettrica, ma questo non mi turba.
Mi faccio da parte, vicino a una tenda rosso porpora che scende dal soffitto e ha la funzione di dividere le sale e decido di aspettare e vedere se effettivamente ho ragione. Dopo circa un minuto che sono lì e comincio a sentirmi un po’ stupida, vedo l’uomo più affascinante del museo fare il suo ingresso nella sala... non ho dubbi, è proprio lui, Daniel.
La mia testa è in confusione, sento un leggero capogiro dalla botta di adrenalina. Ma non può essere vero, sarà una casualità, anche lui era qui per la mostra, ma non ha voluto dire niente? Del resto non era tenuto a rivelare i suoi programmi a una sconosciuta, però qualcosa non mi torna. Non lo so, c’è stato qualcosa tra di noi che mi ha fatto pensare…ero catalizzata da lui, ma anche lui è rimasto colpito da me, quel suo modo di guardarmi… è scattato qualcosa, c’era un’elettricità palpabile nell’aria.
Osservo attentamente i suoi movimenti incredula, vedo che guarda le spade, ma si percepisce che sta cercando qualcuno, perché guarda tutto molto distrattamente. Istantaneamente mi assale un pensiero: sta cercando me.
Con noncuranza faccio un passo in avanti, ecco, diciamo che mi metto a portata di sguardo e mi giro verso di lui.
Io sono in vantaggio, l’ho scoperto, se veramente è lì per me può avvicinarsi, visto che sono sul passaggio verso una teca di spade e pugnali... altrimenti può proseguire dritto facendo finta di niente. È semplice e indolore per me, o quasi.
Mentre osserva in giro prosegue il suo cammino sul tappeto rosso che corre lungo tutta la mostra e dopo un attimo mi vede. Sì, mi vede, si blocca, per un secondo distoglie lo sguardo e osserva distrattamente intorno a sé come per prendere tempo per capire cosa fare, io resto immobile non so se devo andargli incontro, sento che questo è il momento
della svolta, così scelgo di non decidere, lascerò che sia lui a fare il primo passo.
A questo punto posso solo restare qui, lo vedo riacquistare sicurezza. Riprende a camminare e abbozza un timido sorriso, e poi la sua espressione diventa più dolce. Si dirige verso di me velocemente, ci manca poco che si metta a correre, ora mi fissa dritto negli occhi, ho il cuore in gola e ho perso temporaneamente l’uso della parola, e prima che io possa sorridere o fare altro a voce bassa mi dice: «Hello». E mi sorride.
Buona giornata
Aurora Redville

 

 

 

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