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In principio era il verbo. No, in principio era il sesso.
(Antonio Gramsci)

Sardegna, terra di mare e di surf, quello che non ti aspettavi.

September 27, 2018

Parte prima:

 

Buon giorno a tutti,

cosa c’è di meglio di un post di fine estate?

Eccomi dopo la pausa estiva a raccontarvi un pezzetto della mia estate direttamente da casa mia. Ovviamente non dalla Sardegna ma dalle montagne dove abito adesso.

Se vi state chiedendo come faccio a convivere con questa diversità… beh, probabilmente sono una persona con un forte impulso all’adattamento anche se, in questi giorni faccio fatica a guardarmi intorno, continuo a vedere le onde del mare che si infrangono sulla riva o sugli scogli col loro suono che per anni ha accompagnato anche i miei inverni.

Ed è proprio di questo che voglio parlarvi. Molti di voi conoscono la mia terra e la amano, alcuni sardi non riescono a lasciarla, il radicamento è fortissimo, io invece ho sempre sognato di andare a scoprire il mondo. Il mare era un elemento importantissimo per me però nel tempo avevo deciso che potevo staccarmi un po’ da lui e andare a conoscere altri luoghi.

Nella mia giovinezza (non tanto lontana in effetti ah ah ah) ho visitato un luogo specialissimo in estate, uno dei posti che ho amato di più e dove sogno di tornare ancora: la California, per l’esattezza San Diego.

Ho passato un periodo felicissimo della mia vita, ho scoperto che si poteva praticare lo sport più estremo anche in mare, in Sardegna ancora non avevo visto nessuno che cavalcava le onde, solo windsurf, e già quello mi affascinava, ma quando un pomeriggio sono andata a fare una passeggiata in una spiaggia di La Jolla…

Mi sembrava di scoprire il paradiso.

C’era un gruppo di una decina di ragazzi in acqua, sopra le loro tavole aspettavano le onde, anzi no, l’onda perfetta.

 

 

 

 

 

 

Non avevo niente da fare così mi sedetti sulla sabbia e restai a guardarli per delle ore, andai via che il sole era tramontato e aveva lasciato spazio all’oscurità, questo poteva essere un problema perché io ero in bicicletta senza le luci, ma non mi importava, quel giorno avevo capito che dovevo assolutamente provare quel brivido.

Rientrai a casa e visto che all’epoca non c’erano i cellulari scoprii che tutti erano preoccupati per me, tutti tranne uno: mio zio, il surfista.

Il suo era un approccio alla vita completamente diverso, era uno che la vita se la mangiava! Non esistevano le convenzioni, aveva viaggiato in tutto il mondo ed io, ascoltavo affascinata i suoi racconti, lo adoravo anche per questo, mi chiese come mai del mio ritardo e gli spiegai dove ero stata.

“Domani ti ci porto io!” fu la sua risposta.

La notte quasi non chiusi occhio per l’emozione, e posso dirvi che l’indomani quando alle quattro del pomeriggio caricò due tavole sul suo Pick-up restai in silenzio per tutto il tempo che ci volle per arrivare alla spiaggia.

L’oceano è diverso dal mare della Sardegna, quel giorno le onde erano belle alte, ammetto che ero un po’ spaventata, ma la voglia di entrare prevalse e così seguii mio zio, lo guardai, e cercai di fare quello che faceva lui. Era molto difficile, ma la soddisfazione che provai quando riuscii a stare in piedi e arrivare a riva fu immensa.

 

 

 

 

 

 

Decisi che quella città sarebbe stata la mia casa.

Purtroppo le convenzioni dettate dalla società a volte cambiano il nostro cammino, prima c’era il diploma e poi dovevo prendere il famoso pezzo di carta: la laurea.

Ma avevo ben chiaro che era tutto un percorso per arrivare lì dove tutto sarebbe cominciato.

La mia vita era come in stand-by, non fraintendetemi, non è che non “vivessi”, diciamo che il mio obbiettivo era molto chiaro, tutto mi ricordava quel posto, ed io era lì che volevo tornare.

Invece ci si è messo il destino di mezzo, o chiamatelo come volete, insomma, per un po’ resterò qui dove sono, e vi dirò di più: credo che le cose non capitino per caso.

Questa estate infatti ho trovato il coraggio di venire a patto col mio passato. Era un po’ di tempo che tenevo d’occhio alcuni giovani sardi, un po’ perché adoro parlare della terra dove sono nata, un po’ perché la nostalgia si fa sentire sempre più prepotente, una mattina mentre ero a casa di mio fratello a Sassari, ho letto un articolo su S&H, è un magazine della Sardegna (lo leggo perché fanno articoli sempre molto interessanti e ho rilasciato a loro la mia prima intervista), di cosa parlava? Ovviamente surf.

Caso? Direi di no, dentro di me stavo covando questa idea e così ho fatto il grande passo: ho caricato in macchina la mia famiglia e siamo andati alla spiaggia di Porto Ferro dove c’è la scuola di un famoso atleta di Sassari.

 

 

 

Abbiamo parcheggiato e ci siamo diretti alla Bonga Surf School, è proprio all’inizio della spiaggia.

C’erano già Marco, Riccardo e il padre Antonello -Nello per gli amici- pronti per cominciare la giornata.

Conoscerli e vederli sorridenti e gentili è stata una fortissima dose di buon umore, come ho scoperto successivamente loro sono davvero così. Marco ha una grandissima energia positiva che riesce a trasmettere con lo sguardo, al primo impatto ti colpisce il suo corpo scolpito e forte, ma traspare immediatamente la leggerezza nei movimenti, quando ti parla sorride sempre perché lui è così: è felice.

Ama il suo lavoro e a guidarlo è una grande passione!

Ma vi racconto com’è andata la giornata.

Dopo aver fornito ai suoi allievi una maglia di lycra bella colorata, mi spiega che la tavola va scelta in base all’altezza, al peso e al proprio livello di surf. Si potrà scegliere una tavola più grande soprattutto all’inizio perché dà una maggiore stabilità, più onde si riesce a prendere più si fa pratica e ci si diverte, quindi avrai un carico maggiore di adrenalina che ti permette di superare determinati sforzi fisici, e questo serve per migliorare.

 

 

 

 

In un secondo tempo si può pensare di ridurre la misura della tavola, con le tavole più piccole si possono eseguire manovre più rapide e veloci, oppure una tavola più grande, in entrambi i casi devi avere una discreta tecnica. All’inizio quindi si cerca di scegliere una via di mezzo e poi si può anche cambiare misura.

Gli piace parlare ed io lo ascolto catturata dalle spiegazioni, ma prima di tutto bisogna cominciare la lezione.

 

 

 

 

Ci si reca sulla riva per la lezione di teoria, a vedere lui sembra tutto molto facile, la posizione base sembra quella che faccio io a Yoga, e questo mi fa sorridere. Anche nel surf è tutta questione di agilità, in acqua infatti cambia tutto, la nostra percezione delle cose, i movimenti… è per questo che bisogna allenarsi spessissimo se si vuole imparare, ancora di più se si vuole diventare un campione come lui.

 

 

 

 

 

Io ho fatto fare la lezione al mio bimbo più grande che ha imparato a nuotare e giocare nell’acqua senza paura, avrei voluto farlo anche io ma non è stato possibile a causa di un problema fisico, ma l’anno prossimo farò il grande passo: mi cimenterò di nuovo in questa disciplina!

È stato bellissimo vedere come i bambini, maschietti e femminucce, provassero a scivolare sulle onde senza timore, fidandosi ciecamente di Marco e Riccardo i loro insegnanti, ed è proprio questo il loro dono: saper trasmettere tutto l’amore per il mare e la natura che ci circonda.

Il loro è uno stile di vita, sono così anche quando escono dall’acqua, vivono seguendo dei principi, e una delle cose più importanti che possiamo trasmettere ai nostri figli è proprio questo: l’amore per la nostra terra, crescere esplorando, conoscere altre realtà diverse dalle nostre, perché grazie a questi insegnamenti diventeranno uomini straordinari.

Tra qualche giorno pubblicherò la seconda parte della storia.

Spero di avervi incuriosito, se avete un po’ di tempo passate in spiaggia e provate anche voi a fare lezione con Marco!

Buona giornata

Aurora Redville

 

 

 

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