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🗼 𝐃𝐮𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐚 𝐏𝐚𝐫𝐢𝐠𝐢 (𝐜𝐨𝐧 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐌𝐚𝐝𝐞𝐦𝐨𝐢𝐬𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐨𝐜𝐨) 🇫🇷

26 lug 2025
Tempo di lettura: 2 min

Sono bastati due giorni a Parigi per farmi dimenticare la password del Wi-Fi e ricordarmi quella della meraviglia. Il viaggio è iniziato in treno, comodo e silenzioso, con L’effetto Grant aperto sulle ginocchia e Piero – mio cugino e compagno d’avventure urbane – al mio fianco. Lì, mentre il paesaggio scorreva veloce fuori dal finestrino, abbiamo cominciato a fantasticare su cosa avremmo fatto appena messi piede nella città che sa sempre come sedurre.



Il nostro itinerario ha preso subito una piega molto… chic. Avenue Montaigne, con le sue boutique da sogno e i marciapiedi perfettamente silenziosi, è stato il nostro primo giro panoramico. Piero fotografava ogni dettaglio: dalle maniglie delle porte ai lampioni con riflessi dorati. Io mi fermavo a leggere i menu (rigorosamente in corsivo elegante) esposti fuori da bistrot dove un’insalata costa quanto una notte in provincia. Per pranzo, però, abbiamo scelto il più accogliente Café de Flore, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés. Ho preso un’omelette aux fines herbes e lui una zuppa d’oignon gratinée che definire “confortante” è riduttivo. Le patatine, croccanti al punto giusto, sono scomparse in tempo record.



Abbiamo visitato anche le Jardin du Palais-Royal, nascosto e silenzioso come un segreto da non svelare troppo in fretta. Lì, tra le colonne di Buren e le panchine ombreggiate, abbiamo fatto una pausa con un pain au chocolat 🥐 ancora caldo preso da Stohrer, la pasticceria più antica di Parigi (e probabilmente la più fotogenica). Da lì, Piero ha voluto portarci fino a Rue des Barres, nel Marais, una stradina lastricata che sembra uscita da un romanzo illustrato. Niente caos, solo quiete, una chiesetta medievale e un angolo di pace da cui non avremmo più voluto andar via.



Il giorno dopo è arrivato il momento più atteso: la visita alla casa di Coco Chanel, al numero 31 di Rue Cambon. Entrarci è come aprire una scatola di segreti ben custoditi: tutto profuma di stile, silenzio e intuizione. I leoni, i paraventi orientali, i candelabri… ogni oggetto è una dichiarazione di carattere. Piero fotografava con rispetto, io cercavo di immaginare Coco seduta sul suo celebre divano in tweed, intenta a ridisegnare il mondo femminile a colpi di ago, coraggio e profumo.


E poi, ovviamente, la Tour Eiffel. 🗼 Siamo arrivati a piedi, attraversando Pont Alexandre III, il più scenografico dei ponti parigini, giusto in tempo per vederla accendersi. Parigi in quel momento era tutta lì, racchiusa in una foto (di Piero) e in uno sguardo (il mio) tra lo stanco e l’incantato. E no, non abbiamo salito i gradini — ma ci siamo concessi una coupe de champagne con vista, in perfetto spirito da “turisti consapevoli”.


Due giorni, mille passi, tre musei (incluso un salto rapido al Musée de l’Orangerie per salutare le ninfee di Monet), diversi pain au chocolat, e almeno otto volte in cui Piero mi ha detto: “Aspetta, rifacciamo la foto che hai chiuso gli occhi”.


Parigi è così: ti prende sottobraccio con eleganza, ti invita a rallentare, e poi ti lascia addosso una voglia strana di rileggerti. Meglio ancora se con una baguette in mano e un cugino simpatico accanto.


𝐌𝐞𝐫𝐜𝐢, 𝐏𝐚𝐫𝐢𝐬. 𝐄 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐂𝐨𝐜𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐥𝐞 è 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐞𝐢 — 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐬𝐧𝐞𝐚𝐤𝐞𝐫𝐬.

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© 2021 by Aurora Redville 

​«In realtà sono convinta che la gelosia non sia il metro con cui misurare l’amore, bensì le nostre insicurezze. Credo però che ce ne voglia una giusta dose in ogni rapporto d’amore, perché attraverso di essa si compiono determinate azioni per l’amato e lo si fa sentire importante.»

Aurora

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