“Mia Moglie e il mondo in frantumi: il patriarcato agonizza, ma non muore”
- Aurora Redville
- 5 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Guerre, carestie, valori che crollano. Nel caos globale, il potere maschile si sgretola… e diventa più feroce.
Penso spesso a cosa debba scrivere o non scrivere sul mio blog, ma oggi, dopo una riflessione lunga e intensa, ho deciso di condividere il mio pensiero di donna, madre e moglie che osserva la nostra società con una preoccupazione che prima d’oggi non si era sentita. Oggi non voglio parlare di energia positiva perché in questo momento riesco a scindere la mia vita privata da ciò che mi accade intorno, e sebbene io sia centrata e lucida, non riesco a capire come si sia arrivati a questo punto.
Siamo seduti su una polveriera e fingiamo che sia un divano Ikea. Intorno, il mondo esplode: guerre, carestie, mercati a picco, genocidi trasmessi in diretta. Ma noi, anestetizzati dai feed, parliamo di “normalità” mentre la Storia ci crolla addosso come un palazzo mal costruito.
Il mondo sta crollando. Non servono metafore: basta guardarsi intorno. L’Ucraina brucia sotto le bombe, Gaza è intrappolata in un assedio che molti chiamano genocidio, i mercati vacillano sotto lo strapotere americano che decide chi vive e chi affonda. Le carestie avanzano, la solidarietà viene criminalizzata, la politica arranca dietro algoritmi e capitali.
Non è solo geopolitica: è squilibrio totale. Verticale. Sistemico. Viviamo nell’epoca in cui tutto è instabile e niente è neutro.
E dentro questo caos globale, mentre ci raccontiamo che la Storia è andata avanti, riaffiora un conflitto antico: il corpo delle donne come campo di battaglia.
Per secoli, le donne sono state definite per sottrazione: mogli, figlie, madri, muse. Oggetti di scambio, merce di dote, simbolo d’onore o di vergogna, mai soggetti. Poi sono arrivate le rivoluzioni, il voto, la pillola, le conquiste civili. Ci siamo illusi che bastasse. Che il patriarcato fosse morto, archiviato, smantellato.
Ma i fantasmi del potere non muoiono mai.
Negli ultimi giorni, i media parlano solo di “Mia Moglie”, un gruppo Facebook con 32 mila!!! Uomini iscritti, chiuso dopo una mobilitazione online ma pronto a rinascere altrove, più nascosto e più violento. Foto di mogli, compagne, amiche, colleghe: rubate per strada, in cucina, in auto, in spiaggia. Immagini quotidiane trasformate in pornografia collettiva.
Ma qui non si tratta di sesso. La pornografia è ovunque. Qui si tratta di potere.

Cercano riconoscimento, non desiderio. Un “bella quella” da uno sconosciuto che certifica: hai vinto. Possiedi ciò che altri bramano. È teatro sociale allo stato puro: la messa in scena di una virilità che nel mondo reale non trova più conferme.
“Mia Moglie” era, in fondo, un museo della mascolinità morente. Solo che i reperti erano vivi. Donne vere, con biografie vere, travolte da violenze reali.
“Non è il patriarcato che muore: è la sua ultima, violenta resistenza.”
Il nome stesso del gruppo è un manifesto politico: “Mia Moglie”. Prima viene il possessivo, poi la persona. La donna come trofeo, status, capitale sociale. Non eros: esibizione. Ogni foto caricata è un atto simbolico: “il mondo cambia, ma il mio potere resta”.
Spoiler: il potere non resta mai fermo.
E quando un potere scricchiola, reagisce. Si rifugia in spazi chiusi, segreti, invisibili. Si radicalizza. Si traveste da scherzo, da complicità, da normalità. Il patriarcato non è morto: sta combattendo per sopravvivere. E lo fa con i denti scoperti.
“La libertà delle donne non è un diritto acquisito: è un campo di battaglia che si sposta ogni giorno.”
Il problema non sono “32 mila mele marce”: è un modello sociale che ci raccontiamo superato, ma che resiste, si ricompone, si infiltra. E noi continuiamo a trattare questi episodi come anomalie, invece che come sintomi di un disagio più grande: la crisi del maschile contemporaneo.
Più l’autonomia femminile diventa visibile, più il patriarcato diventa violento. È un’equazione semplice. La libertà delle donne, per alcuni uomini, è un atto di guerra.
E mentre noi discutiamo di tutto questo, il mondo intorno implode: Gaza soffoca senza acqua né cure, l’Ucraina resiste nel silenzio, i mercati crollano sotto decisioni prese a migliaia di chilometri. Sui social, intanto, stanno facendo a pezzi chi vuole sfondare il blocco navale di Israele per portare cibo e farmaci a una popolazione allo stremo.
“Viviamo nell’epoca dello squilibrio globale: crollano i mercati, saltano i confini, ma il possesso dei corpi resta la guerra più antica.”
Benvenuti nell’epoca dello squilibrio permanente: guerre che non finiscono, poteri che non mollano, corpi che non si liberano.
Il patriarcato non è morto. Ma agonizza. E quando un potere agonizza, non muore in silenzio. Urla. Graffia. Morde. E il morso, oggi, lo sentiamo ovunque.
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La vostra Aurora Redville








Riflessioni quanto mai assennate, in questo mondo di pazzi squilibrati. Forse se fossero le donne a comandare sarebbe tutto molto diverso. Mi piace pensarlo, eppure so che é pura utopia