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“Mia Moglie e il mondo in frantumi: il patriarcato agonizza, ma non muore”

Guerre, carestie, valori che crollano. Nel caos globale, il potere maschile si sgretola… e diventa più feroce.



Penso spesso a cosa debba scrivere o non scrivere sul mio blog, ma oggi, dopo una riflessione lunga e intensa, ho deciso di condividere il mio pensiero di donna, madre e moglie che osserva la nostra società con una preoccupazione che prima d’oggi non si era sentita. Oggi non voglio parlare di energia positiva perché in questo momento riesco a scindere la mia vita privata da ciò che mi accade intorno, e sebbene io sia centrata e lucida, non riesco a capire come si sia arrivati a questo punto.

Siamo seduti su una polveriera e fingiamo che sia un divano Ikea. Intorno, il mondo esplode: guerre, carestie, mercati a picco, genocidi trasmessi in diretta. Ma noi, anestetizzati dai feed, parliamo di “normalità” mentre la Storia ci crolla addosso come un palazzo mal costruito.

Il mondo sta crollando. Non servono metafore: basta guardarsi intorno. L’Ucraina brucia sotto le bombe, Gaza è intrappolata in un assedio che molti chiamano genocidio, i mercati vacillano sotto lo strapotere americano che decide chi vive e chi affonda. Le carestie avanzano, la solidarietà viene criminalizzata, la politica arranca dietro algoritmi e capitali.

Non è solo geopolitica: è squilibrio totale. Verticale. Sistemico. Viviamo nell’epoca in cui tutto è instabile e niente è neutro.

E dentro questo caos globale, mentre ci raccontiamo che la Storia è andata avanti, riaffiora un conflitto antico: il corpo delle donne come campo di battaglia.

Per secoli, le donne sono state definite per sottrazione: mogli, figlie, madri, muse. Oggetti di scambio, merce di dote, simbolo d’onore o di vergogna, mai soggetti. Poi sono arrivate le rivoluzioni, il voto, la pillola, le conquiste civili. Ci siamo illusi che bastasse. Che il patriarcato fosse morto, archiviato, smantellato.

Ma i fantasmi del potere non muoiono mai.

Negli ultimi giorni, i media parlano solo di “Mia Moglie”, un gruppo Facebook con 32 mila!!! Uomini iscritti, chiuso dopo una mobilitazione online ma pronto a rinascere altrove, più nascosto e più violento. Foto di mogli, compagne, amiche, colleghe: rubate per strada, in cucina, in auto, in spiaggia. Immagini quotidiane trasformate in pornografia collettiva.

Ma qui non si tratta di sesso. La pornografia è ovunque. Qui si tratta di potere.


immagine generata da me con Canva
immagine generata da me con Canva


Cercano riconoscimento, non desiderio. Un “bella quella” da uno sconosciuto che certifica: hai vinto. Possiedi ciò che altri bramano. È teatro sociale allo stato puro: la messa in scena di una virilità che nel mondo reale non trova più conferme.

“Mia Moglie” era, in fondo, un museo della mascolinità morente. Solo che i reperti erano vivi. Donne vere, con biografie vere, travolte da violenze reali.

“Non è il patriarcato che muore: è la sua ultima, violenta resistenza.”

Il nome stesso del gruppo è un manifesto politico: “Mia Moglie”. Prima viene il possessivo, poi la persona. La donna come trofeo, status, capitale sociale. Non eros: esibizione. Ogni foto caricata è un atto simbolico: “il mondo cambia, ma il mio potere resta”.

Spoiler: il potere non resta mai fermo.

E quando un potere scricchiola, reagisce. Si rifugia in spazi chiusi, segreti, invisibili. Si radicalizza. Si traveste da scherzo, da complicità, da normalità. Il patriarcato non è morto: sta combattendo per sopravvivere. E lo fa con i denti scoperti.

“La libertà delle donne non è un diritto acquisito: è un campo di battaglia che si sposta ogni giorno.”

Il problema non sono “32 mila mele marce”: è un modello sociale che ci raccontiamo superato, ma che resiste, si ricompone, si infiltra. E noi continuiamo a trattare questi episodi come anomalie, invece che come sintomi di un disagio più grande: la crisi del maschile contemporaneo.


Più l’autonomia femminile diventa visibile, più il patriarcato diventa violento. È un’equazione semplice. La libertà delle donne, per alcuni uomini, è un atto di guerra.

E mentre noi discutiamo di tutto questo, il mondo intorno implode: Gaza soffoca senza acqua né cure, l’Ucraina resiste nel silenzio, i mercati crollano sotto decisioni prese a migliaia di chilometri. Sui social, intanto, stanno facendo a pezzi chi vuole sfondare il blocco navale di Israele per portare cibo e farmaci a una popolazione allo stremo.

“Viviamo nell’epoca dello squilibrio globale: crollano i mercati, saltano i confini, ma il possesso dei corpi resta la guerra più antica.”

Benvenuti nell’epoca dello squilibrio permanente: guerre che non finiscono, poteri che non mollano, corpi che non si liberano.

Il patriarcato non è morto. Ma agonizza. E quando un potere agonizza, non muore in silenzio. Urla. Graffia. Morde. E il morso, oggi, lo sentiamo ovunque.


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La vostra Aurora Redville

1 commento


Riflessioni quanto mai assennate, in questo mondo di pazzi squilibrati. Forse se fossero le donne a comandare sarebbe tutto molto diverso. Mi piace pensarlo, eppure so che é pura utopia

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© 2021 by Aurora Redville 

​«In realtà sono convinta che la gelosia non sia il metro con cui misurare l’amore, bensì le nostre insicurezze. Credo però che ce ne voglia una giusta dose in ogni rapporto d’amore, perché attraverso di essa si compiono determinate azioni per l’amato e lo si fa sentire importante.»

Aurora

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