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Recensione “Tokaido- viaggio di un artista nel Giappone di Hiroshige”

La recensione di oggi è molto speciale perché non si tratta di un romanzo, bensì un volume della @nuinuibooks l’autore si chiama Philippe Delord, grande pittore e illustratore. Prima di tutto suggerisco la colonna sonora per la lettura, il brano è l’indimenticabile Song From a Secret Garden by Hauser.

Il Tokaido è stato per me un viaggio alla scoperta del Giappone com’era un tempo, ma anche ai giorni nostri. Ma partiamo dal principio, cos’è il Tokaido? Facciamo una breve introduzione.

La storia del Gokaido

Durante il periodo Edo, cinque strade principali attraversavano la grande isola di Honshu. Gokaido- go “Cinque”, partivano tutte dalla capitale, Edo, oggi Tokyo. Due, il Nikko kaido e l’Oshu kaido, puntavano verso nord. Delle tre che portavano a sud, raggiungendo Kyoto, il Nakasendo e il Koshu kaido passavano per le montagne dell’entroterra, mentre il Tokaido seguiva grossomodo la costa dell’Oceano Pacifico.


Le 53 stazioni del Tokaido

Fu durante il periodo Edo (1603-1868) che il Tokaido ebbe il più intenso passaggio. Nel 1603 infatti Tokugawa leyasu, dopo aver unificato tutto il territorio giapponese, divenne shogun e stabilì la sede del suo governo nella nuova città di Edo. La quale divenne la capitale dello shogunato, mentre Kyoto rimase capitale imperiale. Fu così che lungo la strada del Tokaido iniziò un traffico incessante tra le due capitali amministrative del paese.

I pellegrini la percorrevano per recarsi al santuario di Ise, i daimyo per spostarsi con il proprio seguito tra la sede shogunale e i rispettivi feudi, i braccianti per andare e venire tra le grandi città e la provincia. Il percorso era segnalato e scandito da stazioni di posta, dove si trovavano locande per i viaggiatori e dove risiedeva il corpo di guardia che vigilava sulla sicurezza lungo il tragitto. Esistevano numerose guide alle “località rinomate”, riportavano le distanze tra tappa e tappa, le specialità locali e perfino le tariffe delle locande. Fissarono così nel periodo Edo le 53 stazioni di posta che punteggiavano il Tokaido lungo 500 chilometri che separavano Edo da Kyoto, più o meno una tappa ogni nove chilometri.

Per compiere questo viaggio l’autore ha messo in valigia due libri emblematici sul Tokaido, il primo è il libro di Jippensha Ikku A piedi lungo il Tokaido, pubblicato tra il 1802-1804.

Il secondo è invece quello che ha rappresentato il punto di partenza di questo progetto, la celebre raccolta di stampe di Hiroshige Le 53 stazioni del Tokaido, la versione più nota uscita nel 1853 divenne un vero bestseller, l’opera descrive appunto le 53 tappe nel volgere delle stagioni, si sofferma sui personaggi incontrati lungo il cammino con umorismo e empatia.


A più di 150 anni dalla fine del periodo Edo, il Tokaido com’era conosciuto all’epoca non esiste più, scomparsi sotto gli effetti della modernizzazione, lo storico itinerario però esiste ancora e continua a rappresentare la via di comunicazione principale del Giappone. Ancora oggi si possono trovare targhe commemorative, un cartello di informazioni storiche in posti dove nulla ricorda il passato, ma che vogliono ricordare il passaggio di un tempo per i numerosi turisti che ripercorrono questo cammino. 

L’autore realizza i disegni tra il 2014 e il 2016 e inizia il suo viaggio proprio sul treno che da Tokyo porta a Kyoto, e così troviamo le prime illustrazioni del paesaggio che incontra, ma anche di coloro che popolano il treno, ad accompagnare Philippe ci sono le stampe dell’epoca. Il suo è un diario di viaggio costituito da illustrazioni e descrizioni di tutto ciò che vede e accade intorno a lui.

Ad ogni stazione associa un particolare che lo ha colpito e ha ritratto su carta, a volte si fermava per delle ore per realizzare i suoi disegni, percorreva la strada senza fretta, gustando ogni istante attraverso i colori i profumi e le sensazioni che gli trasmetteva anche solo uno sguardo, una ragazza, la tradizione che ancora oggi è molto forte in un paese che ha subito una così grande industrializzazione, ritrovare le vecchie stazioni diventa quasi impossibile, ma l’autore continua a ricercarne la bellezza attraverso scorci che suscitano il suo interesse, è così che si può notare la differenza col mondo passato e quello che oggi rende ancora unica questa cultura.

Molte illustrazioni hanno catturato la mia curiosità, soprattutto perché non essendo mai stata in Giappone sono sempre interessata a scoprire angoli particolari, ecco, questo riesce a fare Philippe, ti porta alla scoperta di luoghi, contrasti tra la cultura moderna e la tradizione, come il quartiere cinese a Yokohama e il suo porto prima delle ore 14. Le annotazioni mi hanno fatto vivere questi luoghi, era quasi come trovarsi lì in quel momento. Ma anche le botteghe, i sapori di un tempo che non si sono persi, il Ristorante di Soba a Hodogaya, un disegno che deve aver impiegato molto a realizzare perché vi sono raffigurati molti dettagli: il diploma per eccellenza per la soba, vecchie caraffe in ceramica, sandali di paglia, targhette votive in legno, insomma dettagli importanti.

Alla stazione 13 si trova Hara, rinomata per la vista del Fuji, qui il vulcano domina il paesaggio nell’illustrazione di Hiroshige, Delord invece raffigura tre diversi luoghi: il bosco pieno di corvi con le piccole tombe sotto i pini, il Fuji nella foschia e infine la diga contro gli tsunami e i pini coricati dal vento. C’è un netto contrasto tra passato e presente ma si può sentire ancora la poesia, ogni personaggio è unico, ad esempio ritrae le annodatrici di tessuti alla stazione n’40, Narumi infatti è rinomata per la tecnica di tintura tipica della città, detta shibori.

Alla stazione 53 c’è l’arrivo a Kyoto, numerose illustrazioni che tolgono il fiato, una delle mie preferite è la città imperiale sotto i ciliegi in fiore, un’altra chicca sono gli indirizzi consigliati dall’autore stesso, luoghi da visitare, per dormire o dove andare a mangiare, una scoperta attraverso i suoi abitanti.

Se per caso avete in mente di andare in Giappone potreste seguire questa strada che ancora oggi riveste un fascino tutto suo, una bella idea di viaggio, per il momento potete scoprirla con questo volume. Spero di aver suscitato la vostra curiosità e soprattutto consiglio la lettura a tutti voi, anche ai bambini che sono sempre curiosi di scoprire il mondo intorno a loro o semplicemente agli appassionati del Giappone.


Vi auguro buona lettura

Aurora Redville



Ringrazio la Nuinui books per questo volume, vi aspetto martedì prossimo con un’altra recensione sempre per questa casa editrice.

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