• Aurora Redville

Recensione Il principe dei sogni di Marco Limberti e Luca Seta.


Tra i generi letterari più gettonati in questi ultimi anni ci sono: Il Fantasy, Urban fantasy, il Paranormal e il Paranormal thriller, del quale ho letto recentemente il romanzo “Il principe dei sogni” di Marco Limberti e Luca Seta, Nua Edizioni (26 agosto 2021).

La storia narra la vicenda di Bianca, una giovane donna ritrovata alla periferia di Zurigo in una vecchia discarica abbandonata. La ragazza vittima di violenze di ogni tipo, giace in stato di coma irreversibile in una delle migliori strutture del paese. Il primario del reparto di terapia intensiva è il dottor Shirman medico di fama e stimato in tutto il paese, ma anche conosciuto per l’uso di terapie non convenzionali.

Quando sembra che non ci sia più niente da fare per lo stato di incoscienza di Bianca, il dottore decide di compiere un ultimo tentativo rivolgendosi a Daniel suo figlio e protagonista della storia. Il ragazzo in seguito a un grave incidente avuto da piccolo ha sviluppato un potere particolare: riesce a stabilire un contatto con le persone che si trovano nel Limbo, tra la vita e la morte – che lui chiama l’Altrove – a comunicare con loro attraverso l’inconscio e convincerli a tornare indietro.

Daniel ha capelli lunghi, barba e tatuaggi, all’apparenza sembra solo un motociclista con la passione per il mare, ma in realtà è molto di più. Nel corso degli anni è riuscito a “salvare” alcuni pazienti, e quando non è stato possibile il prezzo da pagare è stato molto alto, col tempo ha imparato a convivere con i suoi limiti ma sente che deve continuare la sua missione anche a costo della sua vita. Per questo decide di salvare Bianca, vuole fare qualcosa che lo faccia smettere di provare quel senso di dolore che non lo ha più lasciato dall’ultima volta…




All’inizio ho avuto qualche difficoltà nel capire la storia, ma dopo alcune pagine tutto si è fatto più chiaro: mi aspettavo un thriller invece il genere prevalente è il paranormal, una scelta interessante da parte degli autori; la trama è originale e la lettura scorre senza intoppi, non ci sono grandi colpi di scena ma la narrazione è un intreccio di fatti e ricordi, descrizioni di luoghi e personaggi ben caratterizzati. Personalmente avrei dato più rilevanza al dottor Shirman, ho trovato la sua figura molto interessante.

Daniel è al centro della storia e si fa voler bene dal lettore, un giovane scanzonato che ama il surf e l’avventura, ho molta simpatia per i personaggi di questo tipo, Pietro l’avvocato e padre di Bianca invece è un uomo disilluso e freddo, non ho provato alcuna empatia per lui.

Consiglio la lettura agli amanti del genere e come sempre suggerisco un brano per la lettura: Simply Three – Rain. Marco e Luca mi hanno raccontato qualcosa in più del loro romanzo.

Quando è nata la passione per la scrittura?

Marco: Secondo me è un virus che si prende da piccoli, come l’altra mia fissazione, quella per il cinema. Mentre i miei amici giocavano a pallone, io camminavo di fianco al campo e m’intervistavo da solo, illudendomi di essere un famoso regista. Poi ho cominciato a buttare giù un po’ di idee sulla carta, perché i film da solo non potevo girarli ma scriverli sì…

Luca: Accendo e confermo. É un virus che si prende da piccoli! Io l’ho preso da piccolissimo, intorno ai 10 anni e da lì non sono più guarito. Per quanto mi riguarda non la chiamerei passione, per me è una necessità, un’urgenza. Non ho mai deciso di mettermi a scrivere, semplicemente è successo e fortunatamente, succede ancora, ogni giorno, ed è magia.

Com’è nata l’ispirazione per questo romanzo?

Marco: Da un’idea di Luca, un monologo che aveva scritto lui. Per me è stato un colpo di fulmine, c’ho visto subito tante potenzialità visive, volevo svilupparla ed espanderla il più possibile. Infatti contiamo di trasformarla prima in Fumetto poi in Serie Tv.

Luca: Ispirazione e scrittura per me accadono contemporaneamente. La storia del Principe dei sogni è nata in 12 ore di scrittura ininterrotta, sul divano della mia prima casa a Roma nel 2005. E da quel pomeriggio autunnale Daniel ne ha fatta di strada… e non siamo che all’inizio!

Che messaggio volevi trasmettere con questa storia?

Marco: Mah forse che, come dice Rocky, “Non è finita finché non è finita…” Ma in realtà io sono più interessato e provocare emozioni che a lanciare messaggi quindi spero che proviate per Daniel lo stesso colpo di fulmine che ho provato io.

Luca: Per me è una storia sull’empatia, sul mondo delle energie invisibili, che per me sono molto più reali del mondo materiale che chiamiamo “reale” appunto. Quello che mi piacerebbe accadesse è che ognuno trovasse una sua lettura e si emozionasse a modo suo, magari in punti e modi che io neanche avevo immaginato… Penso sia questa la vera magia dell’arte.


Buona lettura

Aurora Redville

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