Recensione “La Saggezza del Vetro”
- Aurora Redville
- 18 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Quando le vite si frantumano e si spezza il silenzio.

Esistono romanzi che non si limitano a raccontare una storia, ma che pretendono di entrarci dentro, di scalfire la superficie della nostra quotidianità per costringerci a guardare ciò che spesso evitiamo: la fragilità, la paura, la colpa, il dolore che stringe e trasforma. La Saggezza del Vetro, romanzo d’esordio di Francesca Sorrentino, edito da Il Filo di Arianna, appartiene a questa categoria rara. Non è soltanto un noir drama, ma un viaggio emotivo e psicologico attraverso quattro esistenze che si sfiorano, si urtano, si spezzano e, infine, trovano nell’incontro la possibilità di una nuova forma.
Con una scrittura serrata, intrisa di tensione e densità emotiva, l’autrice disegna quattro protagonisti che non sono personaggi: sono ferite aperte, sono domande senza risposta, sono il tentativo umano e disperato di restare a galla quando il mondo diventa troppo scuro. Mauro, Juanita, Paytah e Liev vivono vite lontane, geograficamente e interiormente, ma unite da un filo invisibile di sofferenza e di coraggio. Il romanzo affronta con maestria temi come l’identità, il senso di colpa, la violenza sottile e quella esplicita, la paura dell’altro e di sé stessi. Con straordinaria lucidità psicologica, Francesca lascia che i suoi personaggi parlino con le loro fragilità, senza mai censurarle, rendendoli veri, tridimensionali, profondamente umani.

Mauro è la razionalità che vacilla quando la vita presenta il conto; Juanita è la forza che non sa più come reggersi; Paytah incarna la memoria ancestrale di un dolore antico, che non appartiene solo a lei; Liev è il silenzio che scricchiola, quel punto di rottura che tutti temiamo. Ognuno di loro porta in sé un segreto, un nodo irrisolto, una crepa che li rende apparentemente vulnerabili ma che, pagina dopo pagina, diventa il luogo della loro evoluzione. Nel momento in cui le loro vite si intrecciano, il romanzo compie la sua metamorfosi: ciò che sembrava un mosaico di solitudini diventa una mappa complessa di connessioni autentiche.
Lo sguardo dell’autrice è chirurgico ma mai giudicante. La sua formazione — laurea in Lettere e Filosofia, più di vent’anni nel Marketing e nella Comunicazione, anni di vita all’estero e studi di Counseling e Psicologia della Comunicazione — emerge in ogni pagina. Francesca conosce la mente umana, ne riconosce le crepe, le difese, i piccoli autoinganni. Ma soprattutto, sa ascoltare. Nel suo blog e nel suo podcast “Comunicazione Dinamica”, ha imparato a tradurre emozioni complesse in parole limpide; nel romanzo, applica questa stessa sensibilità con una naturalezza sorprendente. Scrivere, per lei, è un modo di abitare il mondo e di riplasmarlo: non stupisce che La Saggezza del Vetro sembri scritto non solo con la mano, ma con la pelle.
Il titolo del libro non è una metafora casuale. È una promessa narrativa che trova la sua radice in un luogo reale: Glass Beach, in California, non lontano da Fort Bragg. Una spiaggia nata da una discarica, oggi trasformata in un tappeto brillante di frammenti di vetro levigati dall’oceano. Bianchi, verdi, ambrati, trasparenti: ogni sassolino è ciò che resta di qualcosa di rotto, reso però morbido, luminoso, sorprendentemente bello dal lavoro costante della natura. Un’immagine potente, che si intreccia con il percorso dei protagonisti. Come quei vetri, anche Mauro, Juanita, Paytah e Liev sono stati spezzati. Come quei vetri, anche loro vengono levigati — non dall’acqua, ma dal dolore, dalle scelte impossibili, dal contatto con l’altro. Alla fine, ciò che rimane non è la frattura, ma il coraggio di trasformarla.
La Saggezza del Vetro è un romanzo che non si limita a essere letto: si attraversa. Mi ha costretta a guardare dentro crepe che preferivo ignorare, ricordandomi che ogni ferita ha una voce, ogni silenzio una storia e ogni persona un punto in cui si spezza — e uno in cui ricomincia.
Ciò che più mi ha colpita è la delicatezza con cui l'autrice tratta il tema della fragilità, trasformandola in una risorsa narrativa potentissima. Nei suoi protagonisti ho rivisto parti di persone a me care, parti di me, e credo che molti lettori proveranno lo stesso: la paura di non farcela, la fatica di ricominciare, il bisogno di sentirsi visti almeno una volta nella vita.
Questo romanzo ci ricorda che non siamo ciò che ci ha spezzati, ma ciò che abbiamo scelto di diventare dopo. E forse è proprio questa la vera saggezza del vetro: brillare comunque, nonostante tutto. Ho pensato molto a quale brano si adattasse meglio come colonna sonora a questa storia e alla fine ho scelto Runaway – di Aurora.
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Buona lettura
Aurora Redville
Potete visitare la pagina Instagram di Francesca Sorrentino: https://www.instagram.com/comunicazionedinamica/
e ascoltare i suoi Podcast: https://open.spotify.com/show/2adfE9pAKug7CnS5PthGHB








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