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Redville Journal - ✨🎧 Il sound che salva



«Ci sono storie che chiedono solo di essere ascoltate, con il cuore aperto e il tempo che rallenta.»

Eccomi, proprio oggi 1° aprile, a scrivere il mio articolo del JOURNAL, in realtà avevo acceso il pc per correggere il nuovo romanzo — 200 pagine che mi guardano minacciose — ma

da ieri, mentre facevo l’ellittico, qualcosa ha bussato forte.

Uno di quei ricordi che non dimentichi davvero… li metti solo in un cassettino del cervello, in attesa del momento giusto.

Ieri mattina aspettavo un esito. Di quelli che, se va male, ti cambiano la vita per sempre.

E nell’attesa… ho perso le staffe perché non era arrivato nessun referto, non ancora, dopo dieci giorni. Sì, ero incazzata nera (e sì, si può dire).

Ho sbraitato. Ho sentito il cuore accelerare. Le lacrime pizzicarmi gli occhi.

Ma no.Non cedo.

IO CE LA FACCIO. SEMPRE.

Il mio mantra. Quello che tiro fuori ogni volta che la vita decide di mettermi alla prova.

Poi arriva un messaggio. Un amico che mi chiede se va tutto bene. E lì… il cuore si scalda. Tipo coperta.

Poi arriva Marta. La mia Marta. Mi chiama, mi tiene compagnia mentre guido.

Arrivo a casa, prendo Ohm 🐾 e vado nel bosco. Respiri lunghi — lunghissimi. Mi appoggio a un albero per recuperare energia. Funziona.

Marta poi mi dice cosa fare. Scarico il referto online. Leggo. Respiro. E poi… mi lascio andare.

Perché trattenere è un problema. Più trattieni, più soffri. E io questa cosa la sto imparando, forse un po’ in ritardo, ma la sto imparando davvero. Poi la mia Sonia, il suo messaggio che mi rimette in asse.

E mentre correvo sull’ellittico… quel cassettino si è aperto, e mi sono ricordata.

Uno dei traumi più devastanti che io abbia mai provato. Quegli amori che ti segnano come tatuaggi non richiesti. Il primo amore.

Quello che ti cambia. Per sempre.

Ma sapete una cosa? È servito.

Perché mi ha fatto ricordare cosa facessi a 18 anni, per non implodere: andavo da Andrea.

Niente cose strane — tranquilli 😏 Andrea era il ragazzo di un’altra Marta, e aveva una saletta tutta sua dove suonava la batteria.

Figlio di papà, sì. Ma anche uno che, vedendo la mia passione per le percussioni, mi disse:“Vieni quando vuoi.”

E io andavo, con i libri. Studiavo mentre lui faceva lezione.

Aspettavo. E più ascoltavo… più mi caricavo.

Il cervello un caos totale: genitori divorziati, litigi con mia sorella, bollette, scuola, responsabilità troppo grandi per quell’età.

Tutto si accumulava.

Poi si apriva la porta.

E toccava a me.

Entravo. Salutavo. Lui metteva una base — Queen, hard rock — e io… seguivo.

O almeno ci provavo.

Ma soprattutto pestavo.

Con tutta me stessa. Con la rabbia. Con il cuore.

Talmente tanto che portavo sempre una maglietta di ricambio per quanto sudavo 🥁🔥

E poi… stavo bene.

Un giorno il maestro tornò indietro — aveva dimenticato la borsa. Mi sentì suonare.

Si fermò. Si sedette. Mi ascoltò. E poi mi bloccò. Mi chiese dove suonassi.

Io? Da nessuna parte.




Mi disse di iscrivermi al conservatorio, dove insegnava lui.

Ma io lo sapevo già. Non potevo.

Ringraziai e ho lasciato andare anche quella possibilità.

Andrea mi disse che ero pazza, che se un maestro ti dice una cosa del genere… allora sei davvero brava.

Ma non sono mai stata spinta in quella direzione. C’erano cose più importanti. E poi… non lo dicevo a nessuno. Avevo paura di far incazzare mia madre. “Devi studiare.” Il resto era un di più.

E così quella parte di me è rimasta lì. Non coltivata. Non valorizzata.

Ma viva. Sempre viva.

Adesso che ho due figli musicisti… ci penso spesso. E due settimane fa, senza pensarci troppo, ho comprato delle bacchette.

Così. D’impulso.

Come se il mio cervello sapesse già dove voleva tornare, e ieri, appena salita a casa… le ho prese, e ho iniziato a pestare sul pouf.

Come una pazza 😅 Ohm terrorizzato dietro al tavolo.

Ma io… stavo bene. Davvero bene.

Come un ritorno alle origini.

So che dovrò aspettare prima di sedermi di nuovo davanti a una batteria vera. Ma so anche che lo farò.

Perché tutto sta cambiando intorno a me.

E forse è anche per questo che ho scritto il mio primo drama.

E anche se devo correggere ancora 200 pagine entro domani…avevo bisogno di fermarmi.

Di ricordare. Di condividere. Un pezzo di me per voi.

A bit myself, come direbbero gli Imagine Dragons 🎶

Ah… e se non mi sentite prima…

Buona Pasqua 🤍


Con il cuore che batte ancora a ritmo,

la vostra Aurora 💋



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© 2021 by Aurora Redville 

​«In realtà sono convinta che la gelosia non sia il metro con cui misurare l’amore, bensì le nostre insicurezze. Credo però che ce ne voglia una giusta dose in ogni rapporto d’amore, perché attraverso di essa si compiono determinate azioni per l’amato e lo si fa sentire importante.»

Aurora

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