🌿Redville Journal - La vita che rimandiamo a settembre.

E se settembre fosse soltanto l’alibi più elegante che abbiamo inventato?
🎧 Colonna sonora per la lettura: It’s Time — Imagine Dragons
Miei cari amici lettori,
io quest’anno a settembre non sono ripartita.
Sono partita direttamente in quarta.
Siamo appena all’inizio del mese e ho già la vaga sensazione di essere dentro settembre da almeno tre mesi.
Avete presente quella meravigliosa fantasia che coltiviamo durante le ultime settimane d’agosto?
Settembre arriverà e noi saremo organizzatissimi.
Avremo un’agenda nuova, la scrivania finalmente in ordine, una tazza di caffè fumante accanto al computer e quella rassicurante sensazione di sapere esattamente cosa stiamo facendo della nostra vita.
Ecco.
Io devo avere saltato quella parte.
Sono rientrata e nel giro di pochissimo sono ripartiti progetti, scrittura, dirette, articoli, libri da leggere, cose da organizzare. Nel frattempo, naturalmente, sono arrivate anche nuove idee.
Perché le idee — almeno le mie — possiedono un tempismo straordinario.
Non arrivano mai quando sono seduta davanti al computer con tre ore libere.
Arrivano quando sto già facendo altre diciassette cose.
E mentre cercavo di capire in quale punto preciso della mia agenda avrei potuto infilare anche la diciottesima, ho realizzato una cosa.
Noi a settembre affidiamo una quantità impressionante di responsabilità.
Il povero settembre
Pensateci.
A settembre mi rimetto in forma.
A settembre ricomincio a leggere.
A settembre sistemo casa.
A settembre mi iscrivo a quel corso.
A settembre riprendo a fare sport.
A settembre comincio quel progetto.
A settembre mi organizzo meglio.
A settembre trovo finalmente del tempo per me.
Praticamente settembre riceve più incarichi di un amministratore delegato.
E glieli assegniamo quasi sempre ad agosto.
Possibilmente sotto l’ombrellone, quando le giornate sembrano lunghissime e tutto appare assolutamente fattibile.
Poi arriva settembre.
Quello vero.
Con le mail, le sveglie, le scadenze, gli impegni e tutte quelle cose lasciate in sospeso prima delle vacanze che, inspiegabilmente, non si sono risolte da sole durante la nostra assenza.
E così qualcuna delle promesse fatte sotto l’ombrellone comincia a slittare.
A ottobre.
A gennaio.
A primavera.
A quando avrò più tempo.
Ed è proprio quel “quando” che ha cominciato a interessarmi.
Quando avrò tempo
Quante volte lo diciamo?
Quando avrò tempo.
Quando il lavoro sarà meno impegnativo.
Quando i figli saranno più grandi.
Quando avrò sistemato questa cosa.
Quando sarò più tranquilla.
Quando mi sentirò pronta.
Quando avrò meno paura.
Quando arriverà il momento giusto.
Solo che il momento giusto ha una caratteristica piuttosto antipatica: molto spesso non arriva.
O, almeno, non arriva come ce lo immaginiamo.
Non suona alla porta con un cartello in mano.
Non parte una musica in sottofondo.
Nessuno compare improvvisamente per dirci:
Ecco. Adesso. Questo è esattamente il momento che stavi aspettando.
Peccato.
Personalmente avrei apprezzato.
Molto più spesso il momento giusto ha l’aspetto di un normalissimo martedì.
E siamo noi a doverlo riconoscere.
L’illusione della pagina bianca
Forse è per questo che ci piacciono tanto settembre, gennaio, i lunedì, i compleanni, il primo giorno del mese.
Sembrano pagine bianche.
Ci danno l’illusione meravigliosa di poter ricominciare.
E io amo le pagine bianche.
Sono una scrittrice: sarebbe piuttosto preoccupante il contrario.
Ma negli anni ho capito che non sempre abbiamo bisogno di ricominciare.
A volte abbiamo semplicemente bisogno di continuare, scegliendo una direzione diversa.
Possiamo iniziare un libro il 17 febbraio.
Cambiare un’abitudine un giovedì qualsiasi.
Riprendere qualcosa che avevamo abbandonato il 23 novembre.
Possiamo decidere che una situazione non ci rende più felici alle quattro del pomeriggio di un giorno assolutamente insignificante.
Possiamo innamorarci di un progetto alle undici di sera.
Possiamo cambiare idea.
E possiamo farlo senza aspettare che il calendario ci conceda una data abbastanza simbolica da sembrare quella giusta.
Non voglio diventare una nuova me
C’è poi una cosa che mi ha sempre fatto sorridere dei buoni propositi.
La famosa: “nuova versione di me.”
A gennaio e a settembre sembra quasi obbligatoria.
Più organizzata.
Più produttiva.
Più in forma.
Più disciplinata.
Più efficiente.
Più tutto.
Io, invece, quest’anno non voglio diventare una nuova me.
Mi è costato abbastanza diventare questa.

Vorrei semmai capire quali parti di me meritano più spazio.
Quali idee voglio seguire.
Quali persone voglio avere accanto.
Quali cose non voglio più rimandare.
E anche quali posso finalmente decidere di non fare.
Perché forse questa è una distinzione importante.
Smettere di rimandare non significa fare tutto.
Significa scegliere.
Ed è molto diverso.
È tempo
Forse è proprio per questo che, mentre pensavo a queste pagine, non ho avuto alcun dubbio sulla loro colonna sonora.
It’s Time, degli Imagine Dragons.
Già il titolo sembra rispondere alla domanda che attraversa tutto questo articolo.
Quando?
È tempo.
Ma non perché lo dica settembre.
Non perché sia lunedì.
E nemmeno perché abbiamo comprato un’agenda nuova.
È tempo quando comprendiamo che continuare ad aspettare non ci sta più proteggendo: ci sta soltanto tenendo fermi.
E c’è un’altra cosa che amo di questo pensiero.
Cambiare non significa necessariamente cancellare quello che siamo stati.
Possiamo andare avanti senza rinnegarci.
Possiamo desiderare qualcosa di diverso senza considerare sbagliato tutto ciò che è venuto prima.
Possiamo crescere continuando a riconoscerci.
Forse settembre non dovrebbe essere il mese in cui promettiamo di diventare qualcun altro.
Potrebbe essere semplicemente il momento in cui smettiamo di rimandare la persona che siamo già.
E se settembre fosse un alibi?
Naturalmente esistono momenti in cui aspettare è necessario.
La vita vera ha responsabilità, priorità, persone di cui occuparsi, circostanze che non dipendono da noi.
Non tutto può accadere immediatamente soltanto perché lo desideriamo.
Ma credo esista una differenza sottile tra aspettare e rimandare.
Aspettiamo quando sappiamo perché non è ancora il momento.
Rimandiamo quando continuiamo a spostare quel momento perché, in fondo, abbiamo paura che arrivi davvero.
Ed è qui che settembre può trasformarsi nell’alibi perfetto.
Perché suona decisamente meglio dire:
A settembre lo faccio.
piuttosto che ammettere:
Vorrei farlo, ma ho paura.
Oppure:
Non so da dove cominciare.
O ancora:
Sto aspettando che qualcuno mi dia il permesso.
Forse, però, quel permesso non arriverà mai.
E forse non deve arrivare.
Il mio pensiero 💭
Forse il problema non è tutto quello che rimandiamo a settembre.
È convincerci che per cambiare qualcosa serva un settembre.
Io il mio, quest’anno, l’ho iniziato di brutto.
Probabilmente troppo.
E magari tra qualche giorno sarò qui a chiedermi perché non abbia scelto una ripartenza più elegante, più lenta e, possibilmente, accompagnata da molte più ore di sonno.
Ma c’è una cosa che vorrei provare a ricordare.
Non devo fare tutto.
Non devo diventare una versione migliore di me entro la fine del mese.
Non devo riempire ogni spazio libero perché qualcosa sia cambiato davvero.
E soprattutto non devo aspettare una data sul calendario per concedermi di iniziare qualcosa che conta.
Perché le pagine bianche sono bellissime.
Ma la nostra vita non è una pagina bianca.
È piena di cancellature, frasi riscritte, capitoli lasciati a metà, personaggi arrivati senza essere stati invitati e svolte di trama che non avevamo previsto.
E forse è bella proprio per questo.
Non dobbiamo ricominciare da capo.
Possiamo semplicemente voltare pagina.
🌿 La sfida Redville
Questa settimana non vi chiedo di aggiungere qualcosa alla vostra lista.
Anzi.
Guardatela.
E provate a trovare quella cosa che continuate a precedere con una sola parola:
quando.
Quando avrò tempo.
Quando sarò pronta.
Quando avrò meno lavoro…
Adesso, soltanto per un momento, provate a togliere il quando.
Cosa rimane?
Forse qualcosa che desiderate davvero.
Forse qualcosa che avete paura di cominciare.
Forse qualcosa che, a pensarci bene, non desiderate più e potete finalmente lasciare andare.
Oppure forse rimane soltanto una domanda.
E se cominciassi adesso?
Non necessariamente oggi.
Non necessariamente domani.
Ma senza aspettare che sia un mese, un lunedì o una pagina nuova del calendario a decidere per voi.
Perché forse la vita non comincia a settembre.
La vita, nel frattempo, sta già succedendo.
La vostra Aurora Redville per il Redville Journal 💙
Le storie più belle non cominciano sempre nel momento perfetto. A volte cominciano semplicemente quando smettiamo di aspettarlo.



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